Fisiocrati e schiavitù. Contraddizioni e conflitti
Abstract
Nella seconda metà del XVIII secolo, in Francia si sviluppò un dibattito piuttosto intenso sull'opportunità di abolire l'uso della schiavitù nelle colonie. Tale confronto non riguardava solo gli aspetti etici e giuridici della questione, ma evidenziava anche l'importanza dei fattori economici legati all'organizzazione schiavile. Era tempo, infatti, di fare i conti con la sempre minore redditività delle piantagioni caraibiche. In questo contesto, sono molti gli intellettuali appartenenti alla scuola fisiocratica, o che vi gravitano intorno, che intervengono nel dibattito, cercando di orientare le decisioni politiche. Il presente articolo intende dimostrare che i fisiocrati non sempre riuscirono a essere conseguenti con la propria impostazione teorica, che preferiva il lavoro libero al lavoro schiavile in virtù dei suoi minori costi e della sua maggiore produttività. A tal fine, sono stati selezionati tre casi di rapporti conflittuali (all'interno della famiglia Mirabeau, tra Dupont de Nemour e Turgot, tra le convinzioni fisiocratiche e il ruolo di intendenti coloniali di Le Mercier de la Rivière e Pierre Poivre) che animarono il circuito intellettuale fisiocratico con riferimento all'abolizione della schiavitù.
Fields of Study & Subjects
Colonialism
slavery
and trade
Historical Economic and Legal Thought
Political Theory and Influence
Publication details
- Journal / source
- Itinerari di ricerca storica
- Publication date
- 1 January 2026
- Language
- IT