Studi Slavistici - contenuto non piu disponibile
Abstract
L'Umanesimo dalmata, più di qualsiasi altro Umanesimo europeo, è profondamente legato all'Italia in virtù di quell'osmosi che al tempo toccava ogni aspetto della vita delle città dell'una e dell'altra sponda dell'Adriatico.Centrale, e forse ancora troppo poco valorizzato, il ruolo giocato dalle Marche, poiché, come ha scritto Sante Graciotti, "[i] rapporti tra queste due sponde non si sono articolati in momenti cruciali, ma si sono intessuti in una quotidiana necessitante consuetudine come trama e ordito, così da formare insieme un'unica tela, dove ogni filo è necessario per l'esistenza dell'altro" (S.Graciotti, "Humanae et divinae litterae" tra Marche e Dalmazia dall'Umanesimo al Barocco, in: S. Graciotti, M. Massa, G. Pirani (a cura di), Marche e Dalmazia tra Umanesimo e Barocco, Ancona 1993, p. 3).In un'epoca che non si accontenta più di narrare la storia solo attraverso 'momenti cruciali' e che ha messo in radicale discussione i paradigmi assiologici sottesi alla costruzione del canone, sembra quanto mai urgente approfondire lo studio del ruolo giocato dalle "modeste Marche" (ibidem) nelle relazioni interadriatiche.A ciò è stata dedicata la giornata di studio su Tideo Acciarini, interessante figura di "mediatore culturale" tra Marche e Dalmazia, tenutasi presso l'Università di Macerata nell'ottobre 2011, da cui poi è scaturito il volume qui recensito.Dal medioevo in poi, tra la Dalmazia e le Marche è documentato infatti un intenso traffico sia di merci, sia di cosiddetti "officiali" -podestà, notai, capitani, vescovi e poi anche maestri -che dalle Marche si recavano a lavorare dall'altra parte dell'Adriatico.Ma si compiva spesso il percorso inverso: anche ragusei e dalmati, per paura dei turchi o per seguire meglio i propri commerci, si spostavano a vivere ad Ancona ed in altre città marchigiane.Non è un caso, allora, che proprio dalle Marche, precisamente da Sant'Elpidio a Mare, provenga l'umanista Tideo Acciarini, noto agli studiosi di letteratura croata soprattutto per essere stato maestro di Marco Marulo (Marko Marulić) e destinatario di un'epistola da parte del sebenicese Giorgio Sisgoreo ( Juraj Šizgorić), Ad Tydeum Acciarinum poetam.All'Acciarini tuttavia, così come ad altri "buoni operai", quali i fratelli Senofonte e Gian Mario Filelfo o Ciriaco Pizzicolli, va il merito non solo di aver contribuito a diffondere la cultura italiana nelle terre slave, ma anche di aver offerto un punto di vista esterno, uno specchio in cui l'umanesimo italiano si è riflesso attraverso una prospettiva straniante, che ne mette in luce forme e caratteristiche meno consuete.Pur non essendo una figura di primo piano nel patrimonio letterario e culturale italiano, l'Acciarini è infatti uno dei tanti, quasi sconosciuti, tessitori della tela che per secoli si è distesa tra le due sponde, uno di quei personaggi ai quali periodicamente 'si ritorna' e che vengono 'riscoperti' più volte.Quattrocento e il Cinquecento, è l'argomento del successivo articolo, firmato da V. Myronova.Le fonti documentarie contenute nei registri dei tribunali municipali (grods'kyj, ted.Burggericht) e territoriali (zems'kyj, Landgericht) riflettono un panorama intellettuale composto da lettori bilingui; lo spoglio dei materiali permette di compiere alcune valutazioni comparative tra i diversi momenti nella storia della Rutenia, aprendo anche il campo ad una serie di valutazioni circa le contaminazioni fra lingua latina e lingua ucraina.Un quadro generale della stampa e del patrimonio librario del Gran Principato in epoca pre-moderna ci viene dall'articolo di S. Narbutas, che prende in considerazione un periodo storico molto ampio, a iniziare dalla prima diffusione della letteratura latina in Lituania, nella seconda metà del xv secolo, fino alla fine del xviii.Oltre a proporre una periodizzazione che distingue tre fasi -prima comparsa, radicamento, sviluppo di una produzione letteraria latina libera dai modelli classici -, Narbutas si concentra sull'esame dei generi che godettero di maggiore diffusione e prestigio, ossia la letteratura encomiastica e 'd'occasione' (epitalami, orazioni funebri, e simili).Lo studioso offre poi una statistica della quantità di libri stampati nei vari secoli, rilevandone la crescita esponenziale nel xvii-xviii secolo, e li classifica secondo una ripartizione di genere che va dalle opere definite "letterarie" a quelle di carattere religioso e a quelle didattiche e di artes liberales.Chiude il volume un articolo di D. Pociūtė che esamina la Confessio fidei Kulvietis (Abraham Culvensis), prima opera di tal genere scritta da un protestante nella Respublica polacco-lituana.Secondo l'A., l'opera di Kulvietis rivelerebbe le sue connessioni con Bernardino Ochino.Passando in rassegna gli studi che compongono questo volume emerge con chiarezza che il problema della latinitas si intreccia con quello della definizione stessa della categoria di Rinascimento, una definizione che dovrebbe essere più rispettosa delle particolarità locali.L'attenzione degli studiosi è spesso rivolta a fenomeni diffusi e di lunga durata, come Umanesimo, Riforma, nuovo pensiero politico, nuove tendenze nella scienza, ma non è sempre stata capace di restituire l'immagine polifonica dell'epoca.Si perdono, fra le altre, le intense dinamiche e i rapporti dialettici che si sono instaurati nel passaggio da una cultura latina sovranazionale alle letterature delle diverse comunità.A questo proposito G. Brogi Bercoff, considerando l'immagine della nazione polacca negli scritti di Szymon Starowolki, osservava giustamente che "La cosidetta 'battaglia per la lingua' esprimeva la consapevolezza della nuova maturità linguistico-culturale raggiunta dalla nazione e la tendenza non tanto ad eliminare il latino, quanto ad inserire nel complesso dei valori che determinano la cultura della nazione la lingua nativa, divenuta strumento espressivo non più solo parlato, ma anche scritto e perciò letterario" (in Cultura e nazione in Italia e Polonia dal Rinascimento all'Illuminismo, Firenze 1986, p. 394).L'incubazione della cultura moderna, all'interno della quale il passaggio dalla cultura latina a quella volgare costituisce un momento saliente, passa attraverso diverse strade e si manifesta in molteplici modi: questo volume muove da tale consapevolezza, mettendo a fuoco nuovi e incoraggianti percorsi di ricerca. Valentina LepriM. Jaremenko, "Akademiky" ta Akademija.Social'na istorija osvity j osvičenosti v Ukrajini xviii st., Akta, Charkiv 2014, pp.534.Il xviii secolo rimane, per la storia e la cultura ucraina, un secolo particolarmente negletto e poco chiaro, gravato da una storiografia non solo carente, ma troppo spesso improntata ad una
Fields of Study & Subjects
Interdisciplinary Cultural and Social Studies
Linguistic Studies and Language Acquisition
Italian Social Issues and Migration
Publication details
- Publication date
- 8 July 2026
- Language
- EN