Tradurre i Nibelunghi: una narrazione in versi nel XXI secolo?
Abstract
Il Nibelungenlied arrivò in Italia relativamente presto, considerando che la prima edizione integrale del testo in lingua alto-tedesca media fu pubblicata nel 1782. Nei primi decenni del XIX secolo, il poema era considerato un’opera nazionale delle genti di lingua tedesca. La prima traduzione parziale in italiano risale agli anni 1839-1840, ad opera di Giovanni Battista Bolza. Successivamente, ci furono diverse traduzioni integrali, tra cui quelle in endecasillabi sciolti di Carlo Cernezzi (1847) e Italo Pizzi (1889), le traduzioni in prosa di Annibale Gabrielli (1887) e Giovanni Vittorio Amoretti (1962, riedizione 1988), quella mista di Luigi di San Giusto (1933, ristampa 1955) e quella in versi liberi di Laura Mancinelli (1972, riedizione 1995). Le traduzioni ottocentesche in versi cercano di ricreare un andamento ritmico facendo uso di metri tradizionali italiani. Le traduzioni in prosa, invece, tendono a uniformare i registri stilistici del testo originale, perdendo così alcune sfumature espressive. Un esperimento interessante è rappresentato dalla traduzione mista di Luigi di San Giusto, che alterna prosa e versi. Nel Novecento, si afferma l’uso del verso libero per la traduzione di opere epiche, come nel caso della versione di Laura Mancinelli del Nibelungenlied. Una nuova traduzione del poema dovrebbe tener conto dell’evoluzione della lingua italiana e delle nuove sensibilità del pubblico. Si propone quindi una traduzione in versi liberi che restituisca la complessità stilistica dell’originale, aggiornando il lessico e mantenendo il ritmo del testo.
Fields of Study & Subjects
Translation Studies and Practices
German Literature and Culture Studies
Classical Studies and Philology
Publication details
- Journal / source
- Transfer
- Volume
- 21
- Issue
- 2
- Pages
- 158–177
- Publication date
- 4 February 2026
- Language
- IT