2 • Le vicende del poemetto

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Authors: Andrea Ferrando
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Abstract

Le vicende del poemettoSi riporta la trama del racconto del poemetto.Lamentando una condizione di miserevole reclusione nella prigione dei vizi e desiderando di esserne presto liberato, l'io narrante invoca, nell'apertura del poemetto, l'intervento divino.La necessità di cambiare vita e intraprendere la via delle virtù gli viene via via prospettata da un saggio maestro che lo esorta ad accogliere gli insegnamenti della fede e della retta morale, così da poter ottenere la salvezza che conduce al cielo (I-VIII).1 Per convincerlo della bontà dei suoi consigli, il saggio sopraggiunto gli descrive le terribili pene che i dannati devono patire all'inferno, dal momento che in passato egli ha avuto la possibilità di scendere di persona nel mondo ctonio (IX-XX).Fortemente impressionato da quanto ascoltato, il discepolo invita la sua guida a recarsi presso il proprio giardino, affinché possa fargli mostra di uno spregevole cespuglio, dotato di sette fronde, che vi ha messo radici.Il maestro vi si reca e gli fa scavare la terra alla base della pianta, in modo che sia dissotterrata la radice.Su quest'ultima splende una scritta dorata, di cui il narratore-protagonista riporta il 1 La lacunosità del primo fascicolo del codice (per cui cf.§ 6.1.2) impedisce per l'inizio del racconto la ricostruzione di una compatta e pienamente coerente vicenda narrativa, ma lascia talora scorgere il dialogo tra due voci, cioè quella del protagonista che invoca aiuto e quella del suo maestro che, comparendo sulla scena in medias res, lo invita sin da subito al ravvedimento. Ferrando • Le vicende del poemettoFilologie medievali e moderne 36 | 31 26 Fiore dei conversi.Testo inedito di fine secolo XIV, 25-32 testo.Mediante la stessa scritta, la radice si autodefinisce come la Superbia, origine e madre degli altri vizi. 2 La guida procede quindi a illustrare le caratteristiche delle sette fronde, figurazione ciascuna di una delle sette colpe capitali (XXI-XXXVIII). 3 Le pronte e soddisfacenti spiegazioni ricevute invogliano l'allievo a porre numerose domande, così da accrescere la sua conoscenza della vera fede e, al contempo, soddisfare la sua curiosità.Sono quindi affrontate diverse questioni: la condizione post mortem delle anime, la collocazione fisica dell'inferno e del luogo deputato alla purgazione dei penitenti, la durata della pena, il valore delle indulgenze e del sacramento della confessione, l'autenticità della contrizione.Il discepolo chiede poi che gli siano descritte le virtù che permettono di ottenere la benevolenza di Cristo e il maestro lo accontenta iniziando a parlare della fede (XXXIX-LIII).Dopo un breve excursus narrativo in cui sono riportati degli episodi allegorici -presumibilmente estratti dal vissuto del narratore-protagonista -inerenti le insidie e le difficoltà che si possono presentare sul percorso di chi è intento a convertirsi al bene (LIV-LVIII), è completata l'illustrazione della prima virtù teologale, la Fede (LXI-LXV), che avviene una volta che l'allievo ha ribadito la sua fedeltà al saggio compagno, al séguito del quale muove i primi passi sulla lunga salita che -come dichiara egli stesso, anticipando il tragitto in cui consisterà il suo viaggio -lo porterà tra le stelle e al cospetto di Dio (LIX-LX).Nell'avviarsi sulla nuova strada, si sente avvilito da un sentimento di forte scoraggiamento, a tal punto che solo chi ha tanto sofferto per mantenersi fedele a Dio e alla causa della fede, come i biblici Giobbe e Tobia , potrebbe comprenderlo.4 Ma subito il maestro interviene a rincuorarlo, così che, vincendo il timore e le tentazioni fuorvianti, riacquisti la risolutezza e il vigore necessari alla salita (LXVII-LXIX).Ascoltati e accolti i consigli ricevuti, il protagonista rievoca alcune figure di animali, tra cui un cervo e un corvo, allegoriche 2 È questo il punto del poemetto in cui viene inserita la rimodulazione del son.sulla Superbia di Fazio (son.XXIV).3 Non è rispettato lo schema ricorrente dell'ordinamento dei vizi (SALIGIA), che invece, come filiazioni della superbia, compaiono nella sequenza: gola, lussuria, invidia, accidia, ira, avarizia, vanagloria.L'immagine della pianta, diffusa dapprima a livello iconografico e in séguito testuale, ha importanti precedenti nella tradizione letteraria, quali per es. in Iacopone (che la attinge a sua volta da san Bonaventura ), cf.Ciociola 1989 e Bolzoni 2002, cap.3: 102-44.4 Nel sonetto LXVI il poeta assume i panni dei due personaggi biblici e rivive i tormenti che contraddistinguono le loro vicende.

Fields of Study & Subjects

Medieval Literature and History Historical Literary and Cultural Studies Italian Literature and Culture

Publication details

Publication date
12 January 2026
Document type
Book chapter