Recensioni
Abstract
L'epoca in cui viviamo è segnata da una sorta di "immanenza catastrofica" legata principalmente agli effetti del climate change, di un rapporto patologico con la natura e di una iper-tecnicizzazione del nostro agire quotidiano.Dentro a questo orizzonte critico vi è la necessità, se non l'urgenza, di riflettere sociologicamente sul senso che possiamo dare a questa realtà entro cui si prefigurano ansie e paure sovente ingovernabili o, peggio, manipolabili.Ovviamente, tale esigenza non è solo di oggi, da tempo una vasta letteratura ha presieduto il "campo di battaglia" dei processi in atto.Tuttavia, ogni possibile apertura verso queste tematiche con il suo apporto critico e aperto alla discussione è assai benvenuta.La recente pubblicazione di Agostino Petrillo, sociologo urbano del Politecnico di Milano, dal titolo Medusa.Figure politiche dell'apocalittismo contemporaneo, raffigura un ottimo esempio in tal senso.Il testo racchiude alcuni interventi già pubblicati ma rivisti nella loro stesura, due inediti in sintonia con i precedenti e una riflessione conclusiva anch'essa inedito che richiama opportunamente il titolo.La scrittura si dispiega attraverso l'analisi critica della teoria sociologica congiunta con il rimando ai linguaggi del cinema e della fantascienza in grado di fornire differenti chiavi di lettura per comprendere la realtà contemporanea dentro a un quadro coerente.Un dialogo denso con l'ipotetico lettore che rispecchia la complessità del tema, con molteplici riferimenti filosofici, culturali e bibliografici, in grado di entrare nel merito con chiarezza espositiva senza appesantire la narrazione.Come scrive l'autore nell'introduzione, il lavoro si colloca in un terreno ambiguo che sorge "nell'oscurità del periodo che stiamo attraversando" e dalla "dialettica tra presenza ossessiva dello sfondo apocalittico e mancanza di un'azione all'altezza della questione" (p.15).Tale prospettiva accompagna nello specifico i primi due capitoli in cui vi è una rilettura attenta e puntuale delle cosiddette "sociologie del rischio" avanzate nel corso della fine degli anni '90 da due tra i più influenti sociologi del XX secolo, Ulrich Beck e Niklas Luhmann.Il punto di partenza della discussione è di chiarire se queste siano ancora valide a comprendere le attuali crisi sistemiche.L'autore sottolinea il contributo significativo di queste prospettive teoriche nel capire in profondità quanto le nostre società siano poste di fronte a rischi sempre meno controllabili e meno prevedibili e quanto la politica e le istituzioni risultino deficitarie nella gestione di essi.I nuovi rischi e le inedite catastrofi presentano caratteri sempre più astratti che rendono assai complicato la loro visibilità e i loro immediati effetti, come l'esempio riportato dell'incidente della centrale nucleare di Fukushima, dando peso alle intuizioni a tali teorie.Tale configurazione di imprevedibilità, astrattezza e deficit dell'azione pubblica evidenzia l'importanza della comunicazione pubbliche del rischio e delle probabili conseguenze, come ben sottolineato da Luhmann.Infatti, si evidenzia il fatto che
Fields of Study & Subjects
Contemporary Sociological Theory and Practice
Utopian
Dystopian
and Speculative Fiction
Ecocriticism and Environmental Literature
Publication details
- Journal / source
- ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI
- Volume
- 56
- Issue
- 143
- Pages
- 189–202
- Publication date
- 1 January 2026
- Language
- IT