IL SUICIDIO GIOVANILE
Abstract
Il suicidio giovanile è un crimine che sembra non avere colpevoli, ma è pieno di complici. Analizzando le dinamiche familiari, le pressioni scolastiche, la violenza tra pari e le vulnerabilità neurobiologiche, questo studio mette in luce come il suicidio tra gli adolescenti sia una conseguenza prevedibile di sistemi sociali che infliggono sofferenza in modo sistematico. L'articolo smonta le narrazioni consolatorie che parlano di medicalizzazione ("era depresso") e moralizzazione ("era fragile"), proponendo invece il concetto di "omicidio sociale ad esecuzione differita": il giovane che decide di togliersi la vita ha ricevuto, per lungo tempo ed in modo sistematico, il messaggio che la sua esistenza è un problema irrisolvibile. Vengono esaminati i meccanismi attraverso cui famiglia, scuola, gruppo dei pari e social media creano condizioni che rendono insostenibile la vita giovanile, trasformando il suicidio da una scelta irrazionale ad una logica conseguenza di una vita diventata insopportabile. L'obiettivo è spostare la responsabilità dall'individuo fragile ai contesti tossici, sottolineando come ogni suicidio giovanile rappresenti una sconfitta collettiva ed un'accusa nei confronti di chi è rimasto in silenzio. La prevenzione richiede una trasformazione radicale dei sistemi educativi, familiari e culturali che generano disperazione tra i giovani, non solo interventi clinici sui singoli.
Fields of Study & Subjects
Suicide and Self-Harm Studies
Homicide
Infanticide
and Child Abuse
Psychology and Mental Health
Publication details
- Journal / source
- Zenodo (CERN European Organization for Nuclear Research)
- Publication date
- 7 February 2026
- Language
- IT