Introduzione

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Authors: Federico Corradi
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Abstract

Definire il moralista è impresa ardua, per non dire impossibile.Secondo la formulazione ben nota di Louis Van Delft, il moralista classico è quell'intellettuale che analizza i costumi («mores») degli esseri umani privilegiando spesso forme di scrittura brevi o discontinue -dalla massima al carattere, dalla divagazione saggistica all'aforisma -e restando il più possibile «ad altezza d'uomo», appuntando cioè gli occhi al vissuto piuttosto che perdersi in speculazioni metafisiche 1 .Alcune grandi figure intellettuali della prima età moderna rientrano in questa categoria dai contorni sfuggenti: da Guicciardini a Montaigne, da Gracián a Burton, da Huarte a Pascal.Figura «anfibia» per eccellenza, il moralista è capace di muoversi alla frontiera tra saperi diversi reagendo agli stimoli di una realtà in mutazione, mobilitando riflessioni che saranno poi sviluppate dalle scienze umane: dalla psicanalisi alla linguistica, dall'antropologia alle neuroscienze, dalla fenomenologia alla sociologia.Non è un caso, quindi, che questa figura torni di attualità nella cultura novecentesca e contemporanea: molti scrittori si riallacciano, più o meno esplicitamente, alla tradizione della moralistica europea, per la libertà che essa offre di trascendere le categorie ideologiche e le etichette letterarie: si pensi, per fare solo tre nomi, alla riflessione aperta, discontinua e asistematica di Pessoa, Cioran, Quignard.I contributi raccolti in questo numero valorizzano proprio, in chiave comparatistica, la dimensione europea del fenomeno e la costruzione nel tempo di una genealogia dello "sguardo moralista", per riprendere ancora una

Publication details

Journal / source
Annali - Sezione Romanza
Publication date
10 February 2026
Language
IT