IL CONFINE CHE SI SPOSTA
Abstract
Analisi di un criminologo di provincia che ha visto troppe aule di tribunaleOgni volta che un sociologo o uno psicologo pronuncia la parola "devianza", da qualche parte un normalissimo cittadino sta facendo qualcosa che tra vent'anni sarà considerato criminale.E qualcun altro, in prigione, sta scontando una pena per qualcosa che tra vent'anni sarà legale.Questo è il cuore del problema.Non lo diciamo abbastanza. La norma non esiste: sussiste il potereLa devianza non è una categoria esistenziale.Non è una proprietà insita nel comportamento: non c'è nulla nell'atto di fumare cannabis che lo renda "intrinsecamente" deviante.È deviante perché qualcuno, con sufficiente potere, ha stabilito che lo sia, ha scritto quella decisione su carta intestata ed ha costruito un apparato coercitivo per farla rispettare.Howard Saul Becker lo capì prima degli altri, negli anni Sessanta, con la sua teoria dell'etichettamento: il deviante non è chi compie l'atto, ma chi viene catturato e definito tale.La devianza è una transazione sociale, non un attributo individuale.Eppure ancora oggi, nelle aule universitarie e, soprattutto, nei corridoi ministeriali, si continua a ragionare come se esistesse una linea netta, biologicamente determinata, tra il cittadino onesto ed il criminale.Quella linea è sempre stata tracciata a matita.
Fields of Study & Subjects
Migration
Health
Geopolitics
Historical Geography
Italian Social Issues and Migration
Migration and Exile Studies
Publication details
- Publication date
- 24 February 2026
- Language
- IT