Rappresentanza politica e rappresentanza degli interessi
Abstract
L’articolo intende analizzare se e come la nozione di rappresentanza degli interessi venga utilizzata dalla riflessione giuridica dell’Italia fascista, il ruolo che a essa viene riconosciuto (o meno) nel mettere a fuoco i contorni del nuovo Stato e nel restituire le caratteristiche dei principali interventi normativi in materia (la riforma elettorale del 1928 e l’istituzione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni nel 1939). Muovendo dalle caratteristiche della società di massa, scandita intorno a gruppi portatori di determinati interessi, e dalle nuove modalità di azione e intervento del potere pubblico, si tenta di verificare come tali aspetti incidano nel modo di considerare la rappresentanza: se in essa si veda uno strumento di connessione (anche ascendente) tra Stato e società; e se venga concepita come strumento per garantire una proiezione istituzionale a differenti interessi sociali, politici ed economici. Si ritiene, in conclusione, che la pubblicistica di regime (e non solo) abbia escluso la possibilità di riferirsi alla nozione di rappresentanza degli interessi per descrivere la novità fascista, ispirata alla diversa idea di una sterilizzazione preventiva – non importa quanto davvero riuscita – del conflitto e del pluralismo.
Fields of Study & Subjects
Italian Fascism and Post-war Society
Law and Political Science
Political Theory and Democracy
Publication details
- Journal / source
- Giornale di storia costituzionale
- Volume
- 43
- Pages
- 231–256
- Publication date
- 13 January 2026