Roberto PERTICI, Il caso Renan. La prima guerra culturale dell'Italia unita
Abstract
Il 24 giugno 1863 appare a Parigi, presso l'editore Michel Lévy, la Vie de Jésus, un libro destinato a creare un caso letterario (migliaia e migliaia di copie vendute nei primi anni, numerose edizioni e traduzioni nelle principali lingue) e a suscitare subito un violento dibattito, non solo in Francia.Ne era autore Ernest Renan (Tréguier, Bretagna, 1823 -Parigi 1892) che, avviato al seminario e ricevuti gli ordini minori, nell'autunno del 1845 aveva rinunciato definitivamente alla prospettiva di una vita religiosa.Di conseguenza, negli anni Cinquanta lavora alla Bibliothèque Nationale di Parigi e, ottimo conoscitore anche del tedesco e dell'ebraico, collabora a periodici prestigiosi, come «Journal des Débats», «Journal des Savants» e «Revue des deux mondes», così che nel gennaio 1862 ottiene la cattedra di Lingua ebraica al Collège de France: cattedra che, interrotto il corso in quell'anno per le rabbiose reazioni suscitate dalla sua prolusione, sarà costretto a lasciare nel 1864.Finiti nell'Indice dei libri proibiti fin dal 1859, i suoi volumi saranno condannati uno per uno, con quattordici decreti fino al 1893: un accanimento che non sarà riservato né a Croce né a D'Annunzio (tanto per fare qualche nome), la cui opera sarà condannata in blocco una volta per tutte.Su questo sfondo era prevedibile che l'apparizione della Vie de Jésus dovesse provocare un putiferio.Lo scandalo derivava dalla tesi fondamentale che Renan intendeva dimostrare: e cioè che, applicando alla Bibbia i metodi della critica storica, la figura di Cristo riusciva sfrondata di tutte le sovrastrutture che la tradizione, a partire dai vangeli, vi aveva eretto.Così, pur riconoscendo la grandezza e l'"unicità" del messaggio cristiano, Renan rigettava il soprannaturale, sfaldando il dogma della divinità di Cristo, in cui ravvisava solo un uomo, iniziatore di una nuova religione.Pur lontano dall'ateismo aggressivo e sarcastico del Settecento, il libro di Renan presentava tuttavia, non solo agli occhi delle gerarchie ecclesiastiche, non minori pericoli, se di Cristo venivano negati anche i miracoli, compresa la Resurrezione.Era insomma una posizione concettuale di forte impatto, che finì col dividere uomini di fede e di pensiero su due fronti principali: da un lato, cattolici intransigenti, conservatori o reazionari; dall'altro, laici, razionalisti, liberi pensatori.Si tratta di una gamma molto ampia di ripercussioni, che, per l'Italia, Pertici, già docente di Storia contemporanea nell'università di Bergamo, indaga caso per caso, esplorando riviste, giornali, pastorali vescovili, bollettini parrocchiali, e perfino la letteratura minore dei «dialoghetti e poesie».Con una scrittura chiara e persuasiva fa così rivivere interventi e personaggi del mondo culturale (e del demimonde) di allora, oggi per lo più dimenticati (alcuni all'epoca intellettuali di fama europea), dei quali spesso offre, per una maggiore conoscenza del quadro politico e dell'evolversi del dibattito, rapidi profili biografico-culturali, così come, per i
Fields of Study & Subjects
European Political History Analysis
European Cultural and National Identity
Central European national history
Publication details
- Journal / source
- L'Idomeneo
- Publication date
- 29 January 2026
- Language
- IT