Maxiprocesso quarant’anni dopo
Abstract
Sono trascorsi 40 lunghi anni da quel 10 febbraio 1986, da quando – cioè – presso l'aula-bunker del Carcere “Ucciardone” di Palermo, dinanzi alla prima Sezione della Corte di Assise presieduta da Alfonso Giordano, prendeva avvio il dibattimento del processo a carico di Abbate Giovanni + 459, che passerà alla storia come il “maxiprocesso” a Cosa Nostra. Il processo era nato a seguito di un’impressionante sequenza di omicidi e stragi mafiose che aveva insanguinato l’estremo Sud della Penisola e che aveva imposto all’attenzione del Governo la necessità di assumere più drastiche iniziative per il ristabilimento dell’ordine pubblico ed il risanamento sociale ed economico di quelle porzioni del territorio nazionale sottomesse al controllo delle consorterie criminali che fino a quel momento vi avevano operato indisturbate. E, tuttavia, nonostante questa mobilitazione della politica e della società civile – che si era tradotta in un clima di consenso che aveva accompagnato grandi inchieste di mafia – era montata anche una forte polemica contro l’impianto di tante indagini che avrebbero concluso il loro naturale corso sfociando in quelli che già venivano definiti “maxiprocessi” e che, secondo alcuni commentatori, rappresentavano dei veri e propri “mostri giuridici”, la cui monumentalità si temeva potesse impedire un agevole diritto alla difesa degli imputati.
Fields of Study & Subjects
Crime
Illicit Activities
and Governance
Criminal Law and Policy
Legal processes and jurisprudence
Publication details
- Journal / source
- Nova Science Publishers (Nova Science Publishers, Inc.)
- Publication date
- 10 February 2026
- Language
- IT