Towards ethical agribusiness: disentangling new patterns of consumption, governance and policy actions
Abstract
L’obiettivo di progredire i sistemi alimentari verso produzioni più eticamente responsabili è una delle questioni più complesse della nostra epoca, tanto da porre la promozione del lavoro dignitoso come obiettivo dell'Agenda 2030 (SDG 8). Il settore agricolo è particolarmente vulnerabile a condizioni di lavoro non dignitose a causa di caratteristiche strutturali come la bassa redditività, l'alta precarietà e una forte dipendenza dalla manodopera migrante, spesso soggetta a sfruttamento. In Italia, questa problematica si manifesta in modo particolarmente critico attraverso il fenomeno del caporalato: un sistema di intermediazione illecita del lavoro profondamente radicato nell'economia rurale che genera gravi violazioni dei diritti umani. La persistenza di queste pratiche, tragicamente evidenziata da eventi di cronaca, sottolinea l'urgenza di adottare strategie integrate per garantire trasparenza, equità e dignità lungo tutta la filiera agroalimentare. Il passaggio verso un'agricoltura socialmente sostenibile richiede quindi un approccio multidimensionale che coinvolga istituzioni, aziende, società civile e consumatori per trasformare i modelli produttivi e di consumo.A livello istituzionale, si è assistito a un'evoluzione normativa sia in Europa che in Italia. In Italia, accanto a strumenti repressivi, come la Legge 199/2016 contro il caporalato, sono emerse iniziative di governance preventiva (come la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità) e l’adesione a standard volontari (SA8000, GlobalG.A.P. GRASP) volti ad assicurare maggiore trasparenza sull'eticità dei processi. Tuttavia, la natura informale dello sfruttamento rende il fenomeno difficile da monitorare sistematicamente. Proprio per questo, la ricerca, dopo avere esaminato la normativa comunitaria e italiana di riferimento, si è posta come primo obiettivo di analizzare come in letteratura sia stata approcciata la problematica del lavoro e quali strumenti analitici siano stati impiegati per misurare il lavoro dignitoso. L'indagine, condotta tramite una revisione sistematica della letteratura, ha rivelato una predominanza di metodologie quantitative, tuttavia spesso limitate dalla scarsità di dati affidabili, e una notevole eterogeneità in indici utilizzati, evidenziando la mancanza di un quadro metodologico consolidato per valutare le condizioni di lavoro in agricoltura.Un'assenza critica nel mercato è quella di una certificazione etica dedicata a prodotti di largo consumo, come l'ortofrutta, particolarmente suscettibili allo sfruttamento. Da qui, l’assenza di informazioni sulla potenziale risposta dei consumatori a questo tipo di certificazione. Questo gap di ricerca è stato affrontato da questa dissertazione che ha investigato le preferenze e i comportamenti dei consumatori italiani. Il primo studio ha dimostrato l'esistenza in Italia di uno spazio di mercato per un'ipotetica certificazione del lavoro equo, rivelando che i consumatori sarebbero disposti a pagare un prezzo premium per prodotti che la espongono. L'analisi ha inoltre evidenziato che la comunicazione gioca un ruolo cruciale: un framing emotivo negativo, che sottolinea le gravi conseguenze dello sfruttamento, è risultato significativamente più efficace nell'aumentare la disponibilità a pagare rispetto a un approccio positivo o neutro. Il secondo studio ha invece approfondito gli antecedenti psicologici dell'intenzione di acquisto, confrontando diversi modelli comportamentali. I risultati indicano che i principali driver sono l'identità personale (percepirsi come consumatore responsabile), la consapevolezza delle conseguenze e l'attribuzione di responsabilità, confermando che le norme morali, mediate da credenze e identità, sono fondamentali per orientare le scelte di consumo etico.Successivamente, l'attenzione si è spostata sui modelli di governance multistakeholder per analizzare la loro capacità di contrastare il fenomeno del caporalato. Quest’ultimo capitolo presenta il caso studio dell'associazione NoCap, che ha messo in piedi un sistema integrato di gestione della manodopera che offre un'alternativa concreta all'intermediazione illecita. L'analisi conferma preliminarmente l'evidenza del caporalato come fenomeno strutturato alla filiera, che non si limita a un atto criminale ma risponde a disfunzioni del mercato del lavoro, richiedendo quindi interventi sistemici per essere contrastato. Dunque, i risultati sull’iniziativa promossa da NoCap mostrano come il progetto sia in grado di interporsi come sistema alternativo migliorando le condizioni dei lavoratori (contratti, alloggi, assistenza) e creando valore per agricoltori e distributori, che utilizzano la certificazione per migliorare la reputazione del marchio. Tuttavia, emergono limiti significativi legati alla scalabilità dell'iniziativa, dovuti a vincoli di risorse e a una penetrazione di mercato ancora di nicchia.In conclusione, questa tesi evidenzia che lo sfruttamento del lavoro in agricoltura è un fenomeno strutturale che richiede strategie integrate, superando il solo approccio repressivo. A livello di policy, è cruciale superare le attuali barriere informative migliorando la raccolta di dati e promuovere modelli di governance multistakeholder che, come NoCap, replichino funzioni virtuose attraverso collaborazioni pubblico-privati. Sul piano manageriale, si segnala come le aziende della filiera possono trasformare la responsabilità sociale in un vantaggio competitivo, sfruttando le certificazioni etiche per migliorare la reputazione del marchio e rispondere a una domanda di mercato latente per prodotti equi, specialmente se comunicati in modo trasparente ed emotivamente coinvolgente.
Fields of Study & Subjects
Global trade
sustainability
and social impact
Agriculture
Land Use
Rural Development
Legal and Labor Studies
Publication details
- Journal / source
- Nova Science Publishers (Nova Science Publishers, Inc.)
- Publication date
- 16 January 2026
- Language
- EN
- Document type
- Thesis